S. Martino in Ravis.

Entro i limiti dell’odierna parrocchia di Campolungo eravi anche l’altra rettoria di S. Martino in Ravis o de Mundanellis. Venne così chiamata da rave solchi di terreno montuoso, spogli di vegetazione, aperti dalle acque, e che servono ai coloni a far scendere la legna dall’alto. Fino dai più remoti tempi questa chiesa era unita all’arcipretura di S.Alessandro: il proposto vi mandava un cappellano per la celebrazione dei divini offici ogni 15 giorni. Eretta la Cattedrale i beni di S. Martino furono devoluti ad accrescere la dote della propositura e le famiglie passarono ai rettori di Campolungo. L’antica icona dell’unico altare venne sospesa nel 1740, sostituendovi una piccola statua del Titolare. Il proposto Savini nel 1736 ristorò l’oratorio ma, sembrando per I’ umidità e la bassezza piuttosto una cripta, stabilì demolirla. Mons. Zamperoli finalmente dissacrò la chiesuola di S. Martino ed ora non restano neppure i ruderi, ma solo il nome che ritiene la casa colonica.

I termini di questa parrocchia vedansi descritti in una carta del 1640 con queste parole: La verità fu ed è che la parrocchia hora soppressa di S.Martino spettante alla propositura della Cattedrale d’Urbanea incomincia dal podere vocab. Mondanelle di S. Chiara di d. loco sopra la strada verso la valle di San Martino et si estende sino alli confini d’ Urbanea inclusivamente et non passa più oltre, de li Confini del Castello dei Pecorari, terminando mediante la via che guida al Piobbico col territorio di Urbino, nè confina con altra parrocchia in quella parte, che con la chiesa di S. Nicolò dell’Orsaiola et ivi si comprendono le terre esistenti in loco voc. i pradi massime il campo di S. Martino, per mezzo del quale si passa un setiero o viarella. comprese le terre di S. Chiara, tutto il campo di Giambatta e fratelli dalli Pecorari et altri, né intramezza la parrocchia di S. Lorenzo in Torre nè in d. loco vi ha che fare . La Parrocchia di S. Martino apparteneva, e forse per diritto di fondaziane, al Monastero di S. Cristoforo. Nei codici censuari si legge Scus. Martinus de Ravis cuius Eccl. Monasteriurn est patronus . Anzi fu questa Chiesa rivendicata alla proprietà esclusiva dei Benedettini nostri nel 1205 (perg. arch. segr. del Comune 23 sett.), mentre il Signorotto Ramone vi pretendeva il diritto ad albergarias. I nostri documenti ricordano nel 1308 il rettore Rainerio che doveva essere canonico di S. Alessandro e che poi successe nell’arcipretura nel 1310. Il 23 dic. del 1331 (rog. Tommaso di Ser Corrado ). D. Sante rector Ecc.e Sc.i Martini de Ravis, rinnova un’enfiteusi per 2 denari e, sei anni appresso, s’ebbe la nomina alla rettoria di S. Pietro in Pleis. Negli atti Ugolini 1359 si parla del lavoratore dop.ni Iannis rectoris Ecc. Sc.i Martini in Ravis e, nell’istesso anno, Bartolo di Ondedeo,. lascia per testamento a questa Chiesa un campo.